Giovanna Cusenza – Giornalista Free Lance International Press

22 Novembre, 2008

LA COLOMBAIA A TRAPANI

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Torre del Castello di Mare

Torre del Castello di Mare

Nel centro storico della città di Trapani, quartiere Baracche, a qualche metro dalla Torre di Ligné, sorge il porto piccolo, quello dei pescatori, protetto dall’imponente mole della torre Colombaia, chiamata altrimenti torre del Castello di mare.

La costruzione rappresenta una delle cinque torri raffigurate nello stemma della città e, secondo una leggenda, era da qui che i colombi partivano per consegnare i messaggi a chi presidiava le altre torri; un’altra leggenda vuole che il “Castello” si chiami così in onore delle colombe sacre a Venere, dea adorata sul Monte Erice. Il sito rappresenta uno dei migliori esempi di architettura militare in Sicilia e la prima fonte, assolutamente storica, che menziona in questo luogo un insediamento militare, è rappresentata da Diodoro Siculo: sarebbe li sorta intorno al 260 a.C., voluta da Amilcare Barca, generale cartaginese padre di Annibale, una torre detta “Peliade”, al posto del preesistente faro. Il nome deriverebbe dall’aspetto conferito alla costa vista da lontano, da parte di una bassa vegetazione erbacea, che pareva quasi ricoprire di peli la terra. Alcuni storici pensano che la volgare denominazione della Colombaia risale al tempo della dominazione romana, in quel periodo l’isoletta, che serviva ai Cartaginesi come base per le loro battaglie, cadde sotto l’assedio romano e fu conquistata in una sola notte ad opera del console romano Numerio Fabio Buteone. Poi la struttura, abbandonata, diventò nido di colombe.

Opera monumentale, simbolo stesso della città di Trapani che nei tempi passati ha raggiunto il massimo dello splendore, negli ultimi decenni è stata definitivamente lasciata all’incuria dei politici e della burocrazia. Eppure un tempo la “Colombaia” fu nido d’amore tra sovrani e regine! Nel 1360 ospitò la regina Costanza di Castiglia che doveva andare in sposa a Federico III; nel 1408 il re Martino il Giovane fece costruire un pontile in occasione dello sbarco a Trapani della sua seconda moglie Maria. Oltre che un luogo storico, dal 1821, la Colombaia fu adibita a carcere per i trapanesi insorti ai moti indipendentisti italiani, destinazione che mantenne per oltre un secolo. La Colombaia fu anche scenario di misteri: Giuseppe Maltese e Andrea D’Amico, due giovani architetti trapanesi, scoprirono, una decina di anni fa, stilando la loro tesi di laurea sulla Colombaia che, nel 1965, all’indomani della chiusura del carcere, venne murata un’intera ala del Castello. Cosa si voleva celare? E’ proprio a questo punto, che la vita della Colombaia si ferma e comincia la sua rovina, anche se, nel 1993, venne effettuato un restauro conservativo da parte degli architetti Filippo Terranova e Giovanni Vultaggio. Attualmente, la fortezza della Colombaia presenta quattro piani, il più basso dei quali era adibito a cisterna, a pianta circolare scavata nella roccia, alla quale si accedeva attraverso una botola dal piano sovrastante. Quest’ultimo si presenta come un unico ambiente di forma ottagonale, coperto con un solaio ligneo. Il secondo e terzo piano, collegati da una scala in pietra a due rampe in aggetto, si presentano molto simili al primo; unica variante è la copertura del terzo piano costituita da una volta ad ombrello con costoloni smussati che poggiano su otto semicolonnette con capitelli. Da quest’ultimo piano una scaletta, ricavata nello spessore murario, conduce alla terrazza. Nell’insieme la tipologia mostra innegabili influssi svevi a partire dalla pianta ottagonale che la ricollega ad un’altra fortezza sveva, il Castello del Monte che si trova in Puglia ed alla torre “di Federico” ad Enna. Adesso, questa torre ottagonale mostra una recente crepa che diventa sempre più profonda di giorno in giorno, ma anche all’interno il castello si presenta male: pareti e tetti crollati, scritte dappertutto, un vero scempio! Furti e danni che si sono perpetrati in questi anni fino a ridurLa all’odierno stato. Fino a qualche mese fa, legalmente, la “Signora del Mare”, come è stata soprannominata, apparteneva al Ministero per le infrastrutture ed era in gestione ad un ente, l’Autorità portuale, messo in liquidazione, così tutto restava fermo. L’associazione trapanese “Salviamo la Colombaia”, che da anni segue il destino della struttura, chiedeva che si potesse attivare, all’interno della costruzione, una seria iniziativa per recuperarLa e valorizzarLa. Inoltre, durante l’estate, per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema, sono state raccolte 6.500 firme di cittadini, per chiedere alle Autorità preposte un pronto intervento. E’ stata anche inserita da Legambiente Sicilia nel circuito di una manifestazione “Salvalarte 2008”, e durante la campagna “I Fenici e il mare”(che mira alla riscoperta dei luoghi attraversati da un popolo che ha lasciato nel Mediterraneo un enorme patrimonio archeologico), il Castello è assurto agli onori della cronaca. Non solo, sono stati puntati i riflettori sulle pessime condizioni nel quale versa il complesso monumentale, ma è stato anche messo in risalto il suo straordinario patrimonio architettonico, unico nel suo genere e la sua  particolare collocazione in un ambiente naturale di rara bellezza.

Per quanto riguarda lo stato di stasi burocratica della Colombaia, è notizia degli ultimi giorni, lo sbloccarsi dell’iter di sdemanializzazione dell’immobile. In passato il Comune di Trapani aveva chiesto di acquisirla nel proprio patrimonio, ma nel 2003, sia la Regione Sicilia che la Provincia Regionale di Trapani avevano avanzato le loro pretese per impossessarsene, fermando così tutto. Nel 2005 la Regione Sicilia aveva dato il suo nullaosta al Comune di Trapani, in questo modo mancava solo quello della Provincia Regionale di Trapani. Qualche settimana fa, il Ministero, riprendendo l’iter, ha invitato la Capitaneria di Porto a convocare una riunione, poi tenutasi in Prefettura, durante la quale il Presidente della Provincia ha rinunciato all’acquisizione della struttura. Si è giunti ad una svolta importante: adesso la costruzione sarà oggetto di recupero e i cittadini in futuro potranno godere di un pezzo di storia e di cultura .

18 Luglio, 2008

Finanziamenti per Archeologia Navale di Trapani

Si è tenuta, venerdì 11 luglio 2008, nella Sala Conferenze della nuova sede dell’Ateneo di Trapani di Archeologia Navale, la cerimonia per l’assegnazione dei finanziamenti, da parte della Banca di Credito Cooperativo di Paceco, per i tre laboratori di ricerca: laboratorio di “Archeologia Fenicio – Punica”, laboratorio di “Modellismo Navale” e laboratorio di “Paleontropologia e Preistoria”, recentemente istituiti. Il corso di studi in Beni Archeologici è stato attivato già da qualche anno con una convenzione tra il Consorzio Universitario di Trapani e l’Università di Bologna e nello specifico con la Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali di Ravenna. – La Banca di Credito Cooperativo di Paceco ha messo a disposizione 1.000 euro per ogni laboratorio di ricerca- dice il professor Francesco Torre, coordinatore didattico del corso di laurea in Archeologia Navale, nonchè promotore della manifestazione. Le istituzioni intervenute: il Vice Presidente della Banca di Credito Cooperativo di Paceco, Antonino Piacentino; l’assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Trapani, Francesca Scalabrino; il direttore del Dipartimento dell’Università di Ravenna, Professore Bonfiglio e il Vice Presidente del Consorzio Universitario, Professor Giovanni Curatolo sono tutte state concordi che tali finanziamenti, proprio in un momento di difficoltà economica, oltre ad essere un’incentivazione all’attività di ricerca rappresenta una grossa opportunità per l’occupazione dei giovani del nostro territorio.

Giovanna Cusenza

25 Giugno, 2008

IL CLOCHARD

Romanzo di Nicola AmatoSi rivela ottima penna, Nicola Amato, giornalista freelance, tecnologo della comunicazione televisiva e multimediale, già autore di due libri di saggistica, che stavolta, si cimenta in un genere diverso dal suo: il romanzo.

Narra di un giovane manager che all’apice del successo, accecato dalla bramosia di potere, cade nel baratro della sua esistenza e si ritrova a vivere una vita da clochard, fatta di stenti e sofferenze in una grande città dei giorni nostri.

Una storia di emozioni, approfondimenti sulla vita, angosce e rivalse che coinvolge anche chi non immagina nemmeno che la sua esistenza possa prendere una piega così indesiderata. E’ un monito all’effimero che ci guida nelle scelte di ogni giorno, è un ritorno alla moralità fatta di esigenze minime ma vitali.

Quello dei “barboni”e degli “emarginati” è un argomento di attualità tra i più scomodi per la nostra società, affrontato e trattato con sapienza e partecipazione in un linguaggio efficace e realistico: l’autore, attraverso le pagine del suo romanzo, riesce pienamente a trascinarci nell’avvincente e doloroso viaggio percorso dal protagonista permettendoci anche di riflettere e meditare su un dramma sociale di tale entità e sulle sempre probabili possibilità di riscatto.

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Scheda del libro:

Autore: Nicola Amato

Titolo: Il Clochard

Editore: Il Melograno

Collana: Esperimenti

Prezzo: € 12,90

Pag.: 176

12 Aprile, 2008

SAN VITO LO CAPO COATS Convention & Visitors Bureau

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Per una rivalutazione del territorio della Sicilia occidentale

San Vito Lo Capo Convention & Visitors bureauNell’Aprile 2008 nasce “SAN VITO LO CAPO COATS Convention & Visitors Bureau”, associazione di operatori come indice di riferimento per garantire agli organizzatori degli eventi, ai tour operator e ai visitatori la scelta più giusta per pianificare incontri d’affari, convegni, programmi di promozione turistica e di svago, orientandoli tra le opportunità del territorio in cui opera.

 

Fino ad oggi il litorale della Sicilia occidentale, esteso dalla provincia di Trapani alla provincia di Palermo, territorio dotato di innate potenzialità eco-naturali poco sfruttate, è stato tagliato fuori dai circuiti turistici da una politica che non ha evidenziato la possibilità di uno sviluppo turistico di qualità, puntando su prezzi bassi e convenienti che hanno attirato, ad oggi, principalmente i turisti della domenica.

 

A fronte di tutto ciò, l’associazione “SAN VITO LO CAPO COATS Convention & Visitors Bureau”  è stata creata con lo scopo di  attivare nuovi circuiti turistici, sia nazionali che internazionali, coinvolgendo forze produttive ed associando operatori motivati ad avviare una nuova crescita turistica operando nei seguenti settori:
- Organizzazione Eventi, Congressi, Meetings, Conferenze – Corsi ECM (Educazione Continua del Medico) – Segreterie Associazioni – Delegazioni a Congressi – Convention e Viaggi Incentive
- Editoria turistica – Progetti speciali.

 

“SAN VITO LO CAPO COATS Convention & Visitors Bureau”  si accinge ad offrire il massimo supporto per l’organizzazione completa di convegni nazionali ed internazionali, pianificazione dell’evento, ricerca e gestione sponsor, segreteria organizzativa.
Il centro grafico associato progetta l’immagine, cura la realizzazione degli stampati e la loro divulgazione ottimizzando risultati ed investimenti.

Le nostre agenzie di viaggio offrono ogni tipo di supporto per spostarsi nel mondo. Biglietteria aerea, navale, marittima e ferroviaria, prenotazione alberghiera, assistenza in aeroporto ed in albergo. Inoltre sono organizzate escursioni turistiche nel nostro territorio.

Giovanna Cusenza

 

20 Ottobre, 2007

BAVAGLIO ALL’INFORMAZIONE VIA INTERNET. IL VIZIETTO PERPETUO DEL POTERE: LA PROPOSTA DEL GOVERNO E LA NECESSITA’ DI ABOLIRE L’ORDINE DI GIORNALISTI

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Firenze, 19 ottobre 2007. Il Consiglio dei ministri ha licenziato un disegno di legge che prevede l’obbligo di iscrizione ad uno speciale registro per chiunque abbia un’attivita’ editoriale in Internet, dal piccolo sito al blog: “Nuova disciplina dell’editoria e delega al Governo per l’emanazione di un testo unico sul riordino della legislazione nel settore editoriale (disegno di legge 3 agosto 2007)”. Quindi burocrazia, spese e, soprattutto, sanzioni penali piu’ pesanti in caso di diffamazione. Secondo questo disegno, e’ da intendersi come attivita’ editoriale inventare e distribuire un prodotto anche senza scopo di lucro. A decidere il tutto sara’ l’Autorita’ per le Comunicazioni (Agcom) che ne avra’ i poteri su delega della legge.
Il vizietto continua ad esser tale. Ci avevano provato nel febbraio 2002 con la legge comunitaria 2001, ma arrivarono al compromesso attualmente vigente: chi fa informazione on-line non ha l’obbligo della registrazione della testata giornalistica, a meno che non ci si voglia avvalere delle provvidenze della legge sull’editoria del 2001 (un regalo che fu fatto all’ordine dei giornalisti sancendo che non tutti hanno stessi doveri e diritti, e questi ultimi sono solo ad appannaggio di chi si prostra al potere corporativo degli ordini professionali). Ora ci riprovano anche se lo chiamano in modo diverso, ma il problema resta grosso come un macigno contro la liberta’ di informazione, di lavoro e di professione, cioe’ l’esistenza dell’ordine dei giornalisti a cui, in un modo o in altro, chi informa deve pagare il proprio tributo e sottostare alle loro regole. E’ infatti l’ordine che alimenta l’esistenza di un mercato ipocrita del mestiere giornalistico (le gabole degli editori per far lavorare i giornalisti senza sottometterli ai pesanti contratti imposti dall’ordine, sono pane quotidiano), cosi’ come condiziona, con la sua ridicola etica professionale, la circolazione delle idee. Oggi c’e’ un luogo che sfugge a queste tenaglie, e’ la Rete, e questo non torna in termini politici ed economici, cioe’ censura e lettori che lasciano la dalla carta stampata. Ecco quindi la decisione di intervenire con questo registro di iscrizione di serie B. Crediamo che, come fu fatto nel 2002 per impedire l’arrivo dell’ordine corporativo in Rete, altrettanto, e molto di piu’, andra’ fatto anche questa volta.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

14 Agosto, 2007

Pasquale Gruppuso: Sciacqueria

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sciacqueriaAmbientato in un paesino rurale della Sicilia occidentale del secolo scorso, il libro racconta gli eventi più rappresentativi della vita di quel paese in quegli anni: la mafia, il fascismo, l’emigrazione, il terremoto, il benessere, la miseria.

Lo scrittore Pasquale Gruppuso, pittore ed insegnante di Storia dell’Arte, nel suo romanzo storico “Sciacqueria” si serve di un neologismo per evidenziare lo scopo che il testo si prefigge: risciacquare il passato, andare indietro nel tempo per renderlo vivo e presente.

L’autore descrive in maniera minuziosa paesaggi, ambienti, affanni di un popolo da secoli vittima del potere, qualunque esso sia, con un linguaggio semplice e appropriato offrendo al lettore uno spaccato di vita di Rinusa, paese immaginario situato nella valle del Belice.

Il testo, come un insieme di quadri, tradisce le origini pittoriche dello scrittore, facendo trasparire la sua sensibilità e l’attaccamento alla propria terra alla quale si è sempre interessato con sue opere e col suo impegno per il sociale.

Si consiglia la lettura, scorrevole e lineare, a coloro i quali, vogliano fare un excursus nella vita passata di questa terra.

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SCHEDA DEL LIBRO:

Autore: Pasquale Gruppuso

Titolo: Sciacqueria

Editore: Navarra

Prezzo: 10,00 Euro

Pag.: 107

20 Giugno, 2007

LA STEGANOGRAFIA DA ERODOTO A BIN LADEN

Nicola Amato - SteganografiaE’ più interessante un’apparizione di Bin Laden davanti ad una grotta o uno sterile comizio politico? Cosa nasconde un semplice comunicato? L’arte di comunicare è apparentemente semplice ed intuitiva ma per avere effetto deve celare studi, strategie e tecniche non sempre nuovissime ma nascoste alla maggior parte della gente.
E’ con un linguaggio chiaro e semplice che il tecnologo della comunicazione audiovisiva e multimediale Nicola Amato introduce il lettore nel complicato mondo della steganografia, tecnica antichissima per celare informazioni. Il suo libro può essere considerato una vera e propria guida alle tecniche elusive della comunicazione. La lettura risulta scorrevole e piacevole scivolando facilmente per le pagine del libro alla scoperta della steganografia: si spiega il sistema di watermarking, come attaccarlo e l’ evoluzione storica della tecnica partendo, come suggerisce il titolo, da Erodoto e passando attraverso Tritemio e Cardano sino a Bin Laden. Viene illustrata l’importanza dei moderni software steganografici e se ne spiega l’utilizzo. Si definisce la steganalisi, che è la scienza che si occupa di rompere i sistemi steganografici cercando di scoprire il messaggio nascosto all’interno di un messaggio contenitore. Il testo, unico in Italia nel suo genere, dato che esistono solo libri in inglese sull’argomento, fornisce le basi allo studio della materia. I riferimenti bibliografici, riportati accuratamente, si servono di fonti americane come la sitografia riportata. L’autore si rivolge prevalentemente agli appassionati di tecnologie informatiche, ciò nonostante il testo risulta interessante anche per i neofiti poiché apre una porta su un mondo sconosciuto ai più ma di grande attualità.
Scheda del libro:

Autore: Nicola Amato
Titolo: La steganografia da Erodoto a Bin Laden
Edito da: Iuculano Editore
Collana: Biblioteca universale
Prezzo: 15,00 Euro
Pagine: 144
ISBN: 978-88-7072-765-4

17 Giugno, 2007

Scompare Clara Di Meglio: giornalista di turismo ed enogastronomia

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Clara Di MeglioL’ho conosciuta una primavera di un paio di anni addietro in un contesto di meeting turistico dove era usuale andare, quando le forze glielo permettevano. Già provata da una malattia che non lascia scampo, anche allora ha saputo dare espressione alla sua vitalità rispondendo puntualmente e vivamente agli impegni del caso, mescolandoli al puro gioco come una gara di cuochi – giornalisti che ha vinto con fantasia e buon gusto. Chi della nostra redazione la conosceva da anni non ha esitato a coinvolgerla in una esperienza di magazine on line di turismo della Sicilia e da allora ha tenuto un suo spazio nel nostro giornale dove ha dato un supporto notevole consigliandoci, sostenendoci ed incoraggiandoci a continuare nel nostro intento.

Oggi la notizia della sua scomparsa ci ha sorpresi lasciandoci un vuoto incolmabile…speriamo soltanto che possa vigilare ancora affettuosamente su di noi con i suoi principi di lealtà ed amicizia che resisteranno in eterno nel rispetto della sua memoria.

Ciao Clara!

Dal 1958 e per oltre 30 anni Clara Di Meglio si è occupata di giornalismo turistico conducendo rubriche di vario genere, su musica, danza, turismo ed eno-gastronomia. nelle redazioni culturali-speciali di Radio Rai. Per 16 anni è stata responsabile della trasmissione estiva turistica “GR2 Estate” e di altre rubriche turistiche prima di andare in pensione come Weekend Express. Facendo parte di varie associazione di giornalisti specializzati, tra cui il Gruppo Italiano Stampa Turistica, ha continuato le collaborazioni ne settore turistico con: Travel Quotidiano-Italia Sera, Sinequanon.org e www.ilveliero-web.com (riviste on line).

7 Aprile, 2007

ESPOSIZIONE DISEGNI INEDITI ALLA GALLERIA D’ARTE MODERNA NELLO SPAZIO MOSTRE

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Disegni raccolti dal collezionista Padre Sebastiano Resta, figura chiave del mercato del disegno tra il ‘600 e il ‘700

E’stata inaugurata dal Sindaco di Palermo Diego Cammarata nello spazio mostre della Civica Galleria d’arte moderna, la mostra dal titolo “Libro d’arabeschi – Disegni ritrovati di un collezionista del Seicento” detta anche “Il Codice Resta di Palermo”. La mostra, curata da Simonetta Prosperi Valenti Rodinò, docente dell’Università di Roma Tor Vergata e studiosa del disegno italiano, resterà aperta fino al 6 maggio da martedì a domenica, ore 9,30 – 18,30.

 Il volume in questione, ritrovato circa dieci anni fa nei ricchi fondi manoscritti della Biblioteca Comunale di Palermo grazie alle ricerche di Vincenzo Abbate, direttore della Galleria Regionale di Palazzo Abattellis e attento studioso del collezionismo del ‘600, fa parte della raccolta di disegni di Padre Sebastiano Resta (Milano 1653 – Roma 1714) costituita da più di 30 volumi tutti glossati da ampie scritte autografe del collezionista. Di questi volumi, oggi per la maggior parte smembrati e i cui fogli sono confluiti nei fondi di grafica dei maggiori gabinetti di disegni di tutto il mondo, ne restano solo cinque  ancora integri e conservati nei più famosi musei. Il Codice ritrovato a Palermo si aggiunge ad essi e rappresenta il più significativo arricchimento recente alla storia del collezionismo di grafica del Seicento in Italia.

 L’esposizione, articolata in sei sezioni,  raccoglie le tavole più belle del “Codice Resta”, prezioso volume di quasi 250 pagine con 300 disegni e 15 stampe, rimasto per secoli nei fondi manoscritti della Biblioteca Comunale di Casa Professa, fino a quando, una decina di anni fa, è stato ritrovato, studiato e restaurato.

Questa straordinaria e rarissima raccolta conferma che a Palermo la circolazione delle opere d’arte attraverso il collezionismo ed i rapporti fra intellettuali non è venuta mai meno e testimonia la quantità di tesori, spesso ignorati, che contengono i musei e le strutture culturali della città.

Giovanna Cusenza

25 Marzo, 2007

Ficarra e Picone

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Ficarra e PiconeSalvatore Ficarra e Valentino Picone nascono entrambi a Palermo: il 23 marzo del 1971 il primo, il 27 maggio dello stesso anno il secondo. Si incontrano in un villaggio vacanze. Nasce il loro sodalizio artistico, e il duo inizia ad esibirsi in diversi locali di cabaret siciliani. Poi hanno il coraggio di esportare la loro sicilianità in tutta Italia, riscuotendo un notevole successo in vari teatri e aggiudicandosi molti premi per cabarettisti. Finalmente si aprono per loro le luci della ribalta con la partecipazione a “Zelig” nella quale esordiscono con l’interpretazione dei due siciliani “nati stanchi” che seduti, chiacchierano svogliatamente affrontando problemi familiari e dell’Italia intera e con le gag dei panchinari dell’Inter. Infine, l’occasione della loro vita: il cinema! E’ il 2001, Rai Cinema li scrittura e girano il loro primo film “Nati stanchi”.

I protagonisti sono due giovani disoccupati che calcano lo stereotipo del siciliano svogliato e raccontano un mondo iperrealista dipinto a pennellate lente e minuziose: la Sicilia, un bar, un parco, la tipica piazza di paese, un treno, fidanzamenti lunghi come certi pomeriggi di sole. Figli raccomandati per non vincere concorsi… Si narra una follia astrattista, colpi di colore improvvisi, invenzioni picassiane che stravolgono il reale per farlo capire meglio.

Dopo la breve parentesi cinematografica, la coppia si dedica al teatro con spettacoli quali: “Vuoti a perdere”(1999 – 2002), in cui i due artisti affrontano il problema del “vuoto” come malessere che contraddistingue i nostri anni, vuoto nell’anima, nei sentimenti, nei progetti, talmente vuoto da sublimarsi e divenire surreale; “Diciamoci la verità”(2003 – 2004), nel quale portano in palcoscenico personaggi che attingono dal loro serbatoio comico mostrando, anche in questo spettacolo, una Sicilia vissuta a metà strada tra il reale e il paradosso, dalla quale balzano fuori personaggi di tutti i giorni, con le loro espressioni, le loro manie, le loro situazioni insensate;

“Son cose che capitano”(2005), ultimo lavoro teatrale della coppia, divertente e pungente come loro. Al centro dello spettacolo ci sono l’uomo e le fasi della sua vita: l’amore perso o da riconquistare, l’amore che ci fa soffrire e quello di cui non ci accorgiamo, la morte di un parente che diventa spettacolarizzazione, la nascita di un figlio, i progetti, l’ansia, le prospettive, la vita che cambia. Tra dialoghi serrati e un alto livello di comicità (si ride veramente tanto), i due comici diventano, per un momento, artisti impegnati che fanno riflettere su come le “cose che capitano” servano a qualcosa e vanno oltre scoprendo che c’è un altro tipo di amore, di morte e di rinascita. Glielo insegna un misterioso parente, lo zio Pino, ovvero Don Pino Puglisi, un uomo che tanto si prodigò nel combattere la mafia divenendo uno degli emblemi della nostra società. Il recital ha un ritmo sempre alto, le battute che si susseguono incessanti come le gags esilaranti mantengono viva, per due ore di fila, l’attenzione. Per chi ha avuto la fortuna di assistere a questo spettacolo per due sere consecutive, ha scoperto il loro punto di forza: l’improvvisazione. Ammalia il loro continuo giocare, con battute non previste che spiazzano loro stessi in una gara a chi fa divertire di più.

Il 6 marzo 2007 al cinema, il loro secondo film “Il 7 e l’8”: una commedia degli equivoci leggera e scanzonata, ambientata a Palermo e da loro diretta, sceneggiata e interpretata. Basata sulla commedia degli anni sessanta – settanta, la trama racconta la storia di due neonati scambiati in culla per via dei loro numeri, che si ritrovano da grandi scoprendo di aver vissuto l’uno la vita dell’altro. A seguire drammi, scenate, litigi, crisi sentimentali e pasticci a volontà! I due comici siciliani tornano sullo schermo dopo aver abbandonato lo stereotipo dei disoccupati siciliani svogliati, ispirandosi a “C’era una volta in America” di Sergio Leone, in particolare la scena dello scambio di bambini nelle culle. Riconfermano la loro sicilianità anche nella scelta del cast che vede un’ampia partecipazione di attori isolani.

Non c’è dubbio che analizzando la comicità e il modo di far teatro, forme d’arte da loro frequentate, Ficarra ben rappresenta, per la fissità del suo sguardo, la maschera greca mentre Picone, per le movenze e la gestualità, è un vero comico romano. Il legame con il teatro dell’antichità è dunque forte, anche se cambiano le società e i contesti in cui si fa spettacolo. La comicità del duo insiste sul tema della realtà, ai fatti che il quotidiano ci costringe ad affrontare e che, se sapientemente messi in scena, fanno nascere il sorriso.

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