Giovanna Cusenza – Giornalista Free Lance International Press

8 Gennaio, 2007

…e se Omero fosse Omera?

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La letteratura greca inizia con l’Iliade e l’Odissea, ma del loro autore, Omero, non si sa quasi niente: né sulla sua identità, né sul luogo di nascita, né, addirittura, se sia veramente esistito.

Le teorie discordanti su questi argomenti ci fanno capire che già i Greci, di Omero, non ne sapessero più di noi.

La critica moderna è ormai orientata verso un’unica interpretazione attestando che i due poemi sono stati scritti da poeti diversi, forse scritti da un’unica mano, ma non dallo stesso autore. Ne deriva quindi che questi due scrittori hanno imposto unità di struttura al materiale che trovavano nelle fonti dell’epica popolare cantata e tramandata secondo i metodi tradizionali dei cantori.

Uno studioso del 1800 ha sostenuto un tesi a dir poco sconvolgente e singolare: l’autore dell’Odissea, non è stato Omero bensì una donna, una principessa siciliana, ovviamente giovane e bella, che abitava a Trapani. L’autrice si descrive nella figura di Nausica, figlia del re dei Feaci, la quale incontra il naufrago Ulisse e lo ascolta nella narrazione delle sue straordinarie avventure.

Colui il quale azzardò questa ipotesi fu Samuel Butler, riconosciuto come letterato erudito e scrittore pungente e colto, che quando nel 1897 pubblicò queste sue idee nessuno sembrò dargli credito proprio per l’originalità (o meglio  stravaganza) della sua tesi.

Le convinzioni di Butler nacquero dopo un lungo soggiorno nella nostra isola, durante il quale, accolto con tutti gli onori dalle autorità siciliane, si persuase che il percorso del viaggio di Odisseo non fosse nient’altro che la circumnavigazione della Sicilia, e che, nello specifico, Scheria, la terra dei Feaci, corrispondesse proprio all’odierna Trapani.

Commentando ogni canto del poema, Butler evidenzia gli elementi che rileverebbero la presenza femminile: leggera, umoristica, piena di spirito; e afferma che solamente una donna avrebbe potuto far parlare Ulisse con queste parole al suo congedo dai Feaci: “Possiate rendere felici le vostre spose”.

Soltanto una scrittrice avrebbe potuto imbastire una trama così fantastica su una fedeltà coniugale tanto lunga e duratura.

L’ipotesi butleriana possiede certamente un grande fascino, ma avendo coscienza della condizione femminile di quei tempi, questa donna, autrice dell’Odissea, ci sembra alquanto moderna, anche se “quei tempi” potrebbero essere diversi da quello che noi immaginiamo. Difatti, sostiene Butler, non si giunge ad una Saffo o ad una delle poetesse dell’antichità senza una tradizione di poesia femminile! 

I Maccheroni nel romanzo storico “Il Gattopardo”

Archiviato in: Uncategorized — giovannacusenza @ 3:40 pm

Unantica ricetta siciliana del 1860 descritta  dal Tomasi di Lampedusa nella sua opera letteraria.

 

“Il timballo di maccheroni, piatto prelibato e gradito alle buone forchette della cucina siciliana, è minuziosamente descritto nelle pagine del romanzo “Il Gattopardo”, pubblicato nel 1958 e diventato in breve tempo un best-seller, che mise in evidenza Giuseppe Tomasi di Lampedusa come uno dei più grandi autori del secolo.

Romanzo storico ambientato in Sicilia tra il 1860 e il 1910, nel quale si narrano le vicende del principe Salina e della sua famiglia. Il momento in cui l’autore descrive superbamente il timballo di maccheroni è durante una cena solenne data dal principe per accogliere i suoi amici nel palazzo di Donnafugata dove, come di consueto, si trasferiva per la villeggiatura:”L’oro brunito dell’involucro, la fragranza di zucchero e di cannella che ne emanava, non era che il preludio della sensazione di delizia che si sprigionava dall’interno quando il coltello squarciava la crosta: ne erompeva dapprima un fumo carico di aromi e si scorgevano poi i fegatini di pollo, le ovette dure, le filettature di prosciutto, di pollo e di tartufi nella massa untuosa, caldissima dei maccheroni corti, cui l’estratto di carne conferiva un prezioso color camoscio.”

L’autore, con eleganza descrittiva, accenna al contenuto del timballo di maccheroni lasciando intendere che essi devono essere corti. E poi, dicono gli esperti di cucina, un timballo preparato secondo i criteri della tradizione deve avere al suo interno melanzane di buona qualità e formaggio caciocavallo. Questo piatto così ricco e gonfio di carni e verdure, per la sua succulenza e squisitezza, può portare in estasi i commensali, per questo bisogna fare attenzione a non rovinarlo con un erroneo accompagnamento di vino. Infatti, è buona consuetudine, con tali sapori forti e contrastati, usare un rosso robusto e leggermente invecchiato.”

 Ingredienti: per 6 persone

400 ml sugo di carne, va bene l’estratto
1/2 pollo, lessato
100 gr funghi freschi o surgelati
100 gr fegatini di pollo
200 gr prosciutto cotto,
tagliato a striscioline
100 gr di salsiccia
120 gr pisellini mignon,
lessati al dente
burro
500 gr maccheroni
parmigiano grattugiato
3 uova sode a fette
sale e pepe
un tartufo nero

Per la pasta frolla
400 gr di farina
200 gr di zucchero
200 gr di burro,
a temperatura ambiente
sale e cannella un pizzico
4 tuorli d’uovo

Per la crema pasticcera
3 cucchiai di zucchero
3 tuorli d’uovo
2 cucchiai di farina
sale e cannella, un pizzico
1\2 litro di latte

 

Per prima costa preparate la pasta frolla impastando velocemente con le mani tutti gli ingredienti in modo da ottenere un composto omogeneo e lasciatela riposare un’ ora coperta con un panno in frigorifero. Procedete poi a preparare la crema pasticcera che coprirete con la pellicola trasparente fino al momento dell’uso. Preparate poi delle polpettine, grandi come nocciole, con 200 g di carne tritata di pollo lesso mescolata a 1 uovo, 100 g di prosciutto cotto, 2 cucchiai di parmigiano, prezzemolo tritato e un pizzico di sale. Friggetele in abbondante olio e tenetele da parte. Fate insaporire in un po’di burro il pollo ed il prosciutto rimasti, tagliati a striscioline; aggiungete i fegatini, le salsicce, i funghi, le polpettine, i pisellini e cuoceteli per qualche minuto. Trasferiteli poi in una casseruola con qualche cucchiaiata di succo di carne e fate cuocere ancora per qualche minuto in modo che i sapori si mescolino bene. Lessate nel frattempo i maccheroni molto al dente, scolateli e conditeli con il sugo di carne, il burro, abbondante parmigiano e fateli raffreddare. Imburrate una tortiera ad anello di 30 cm di diametro e ricoprite il fondo ed i bordi con un terzo della pasta frolla che avrete steso sottile, circa 1/2 cm. E’ importante che la pasta sporga un po’dai bordi in modo che con facilità possiate chiudere il timballo con l’altro disco di pasta. Disponeteci sopra metà dei maccheroni, distribuiteci sopra la finanziera di carne, le uova, spolverizzate con il parmigiano e il tartufo nero a lamelle, infine coprite con il resto dei maccheroni a cui darete una forma leggermente a cupola sulla quale verserete la crema pasticcera che farete penetrare bene. Ricoprite il timballo con la pasta frolla avanzata premendo bene i suoi bordi per farla aderire alla prima. Spenellate la sua superficie con dell’uovo sbattuto e fate cuocere per circa 45 minuti nel forno a 180 gradi. Prima di togliere l’anello, lasciatelo riposare per 5 minuti e servitelo subito.

Le strade del vino in provincia di Trapani

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viti sicilianeL’Assemblea Regionale ha approvato nel 2005 l’ultima strada del vino in Sicilia: “Strada del vino Erice DOC”. Precedentemente, in base alla legge regionale n. 5 del 2 agosto 2002 erano state istituite la “Strada del vino di Marsala: Terre d’Occidente”, la “Strada del vino di Terre Sicane”, la “Strada del vino dell’Etna”, la “Strada del vino Alcamo DOC”, la “Strada del vino DOC Monreale”, la “Strada del vino del Cerasuolo di Vittoria: dal Barocco al Liberty” e la “Strada del vino dei Castelli Nisseni”. Adesso diventano otto le “Strade e le Rotte del vino” che sono state designate per premiare non solo il territorio su cui insistono, ma anche la qualità delle produzioni e le capacità degli imprenditori che stanno imponendo i nostri vini nei mercati internazionali.

Sono percorsi segnalati e pubblicizzati con appositi cartelli, lungo i quali insistono vigneti, cantine, enoteche, musei, aziende agricole singole o associate aperte al pubblico; costituiscono lo strumento attraverso il quale i territori vinicoli e le relative produzioni possono essere divulgati, commercializzati e fruiti in forma di offerta turistica: a legarli i valori naturali, culturali e ambientali di uno stesso territorio, o di territori relativi a più di un vino DOC o IGT. Le attività di ricezione e di ospitalità, compresa la degustazione dei prodotti aziendali e l’organizzazione di attività ricreative, culturali e didattiche, svolte da aziende agricole nell’ambito delle “Strade del vino”, possono essere ricondotte alle attività agrituristiche.   

La Sicilia, per condizioni climatiche, temperatura mite, terre collinose, leggera brezza di mare e sole acceso, ricorda i territori della California e dell’Australia. Queste qualità risultano ideali e rendono la Sicilia l’isola del vino, infatti essa testimonia con i suoi vini la secolare vocazione vitivinicola che affonda le proprie radici già in età greca, allorché si diede origine a quel binomio, “Sicilia e vini”, ormai nota in tutto il mondo. In questa terra, i coloni greci, giunti a Naxos, furono i primi che si dedicarono in modo professionale alla produzione dei celebri vini siciliani. I Fenici, dal canto loro, audaci navigatori e mercanti di razza quali erano, fecero dei vini siciliani uno dei prodotti più importanti per gli scambi commerciali dell’ epoca.

5 Gennaio, 2007

Chi sono

Archiviato in: Uncategorized — giovannacusenza @ 8:37 pm

Giovanna CusenzaGiovanna Cusenza nasce ad Erice – TP il 13.08.1960

Associata alla Free Lance International Press dal 2004, ha frequentato con profitto il corso di giornalismo tenuto dall’AGE, agenzia con la quale ha collaborato.  Scrive per la testata telematica www.ilveliero-web.com occupandosi anche della redazione della versione cartacea. E’ inoltre responsabile di redazione della rivista Elimo News e delle pubblicazioni dell’Assoturismo Provinciale di Trapani. Collabora infine con la PromoMedia di Erice TP (studio di grafica pubblicitaria, creazione di siti web e formazione)  nella stesura ed ideazione di siti Internet, brochure turistiche tenendo anche corsi di scrittura creativa e di dizione.

Hello world!

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